ALIMENTAZIONE PER LA SALUTE DELLA TIROIDE

Aggiornamento: 4 feb

In questi giorni mi è capitato di dover approfondire maggiormente tutto quello che riguarda il mondo della tiroide, una ghiandola endocrina di vitale importanza per il nostro organismo. Ipotiroidismo, ipertiroidismo, gozzo e tiroidite di Hashimoto sono solo alcune delle patologie che la colpiscono.


Oggi, con un articolo ad hoc basato sulle evidenze scientifiche, voglio provare a riassumerti alcune indicazioni nutrizionali utili per convivere meglio con le disfunzioni tiroidee.

Come potrai immaginare, non troverai nulla riguardante la farmacoterapia, non essendo il mio ambito di competenza.



INTRODUZIONE


Prima di cominciare è utile ricordare che la tiroide è una ghiandola endocrina situata nella parte anteriore del collo che gioca un ruolo di fondamentale importanza nel corretto funzionamento dell’organismo. Esplica la sua funzione attraverso la secrezione di specifici ormoni, il T4 e il T3, che nell’insieme vengono definiti tiroidei. Essi interagiscono con particolari recettori presenti sulle varie cellule del nostro organismo per svolgere una lunga serie di funzioni. Per questo motivo, quando questa ghiandola funziona “troppo” o “troppo poco”, si assiste ad uno squilibrio dell’organismo con la conseguente comparsa di sintomi tipici, più o meno marcati. Nei casi più gravi è necessario sottoporsi a trattamenti farmacologici per ripristinare l’equilibrio tiroideo.


La tiroide è stimolata da un ormone secreto dall’ipofisi, il TSH, a produrre gli ormoni tiroidei: prevalentemente T4, ma anche piccole quantità di T3. A livello periferico, il T4 viene metabolizzato e trasformato in T3 grazie alla sottrazione di un atomo di iodio.

La forma attiva a livello cellulare è rappresentata dal T3.


Di seguito ti riporto un elenco parziale di azioni mediate da questi ormoni:

Stimolano la termogenesi;

  • Modulano il metabolismo gludicidico;

  • Modulano la lipolisi e la lipogenesi;

  • Modulano la sintesi proteica;

  • Agiscono sul sistema nervoso e cardiovascolare;

  • Regolano il trofismo della cute e degli annessi cutanei (come capelli e peli);

  • Favoriscono l’assorbimento della vitamina B12 e del ferro;

  • Aumentano la motilità intestinale.


Dal punto di vista nutrizionale, e senza entrare eccessivamente nella biochimica e nella fisiopatologia, possiamo trovare 7 punti cardine su cui focalizzare l’attenzione. Essi sono:

  1. L’assunzione di cibi goitrogeni;

  2. L’apporto di iodio e selenio;

  3. La gestione dei carboidrati;

  4. La gestione di alimenti che possono scatenare una risposta auto-immune;

  5. I periodi di digiuno;

  6. La gestione di particolari alimenti che possono interferire con i farmaci;

  7. L’eliminazione di interferenti endocrini.



ALIMENTI GOITROGENI


Per “alimento goitrogeno” si fa riferimento ad una serie di alimenti che contengono degli anti-nutrienti o sostanze chimiche in grado di inibire la funzione tiroidea attraverso l’alterazione del metabolismo dello iodio (che ricordiamo essere un atomo è presente nella struttura di tutti gli ormoni tiroidei). L’effetto di questi alimenti è stato associato a condizioni di ipotiroidismo e di ipertiroidismo, ma anche alla tiroidite di Hashimoto e al morbo di Graves.


A questa categoria di alimenti appartengono:

  • Brassicacee (broccoli, cavoletti di Bruxelles, cavolfiore, cavolo, rafano, rape, verza);

  • Frutta (pere, pesche, fragole);

  • Soia, tofu, farina di soia e latte di soia;

  • Arachidi e pinoli;

  • Spinaci.


È bene sottolineare che se assunti in piccole quantità, l’effetto di questi alimenti non influisce significativamente sulla funzionalità tiroidea. È piuttosto l’esposizione a grandi dosi che causa l’incapacità della tiroide di usare correttamente lo iodio. Non solo, la cottura degli alimenti permette una riduzione delle sostanze goitrogene dal 30% al 90%.


Il mio consiglio è quindi di non fasciarti la testa nel cercare di eliminare tutti questi cibi, bensì considerane il consumo in piccole quantità e con frequenze settimanali non eccessive.



IODIO E SELENIO


In passato era molto facile incorrere in una carenza di iodio causata da una dieta non adeguata. Il sale iodato è stato introdotto sul mercato come alimento fortificato di facile acquisto e largo consumo per sopperire proprio a questa carenza. Si sono ottenuti importanti e indiscussi risultati, ma al giorno d’oggi non sempre il solo utilizzo di sale iodato può essere sufficiente a sopperire al fabbisogno giornaliero di iodio (pari a 150 mcg/die).


Gli alimenti maggiormente ricchi di iodio sono il pesce, le alghe, molti latticini della grande distribuzione a causa dell’aggiunta di iodio in sede di confezionamento e anche per l’aggiunta di iodio al foraggio delle mucche.

Altri alimenti dotati di buone quantità di iodio sono le uova, il merluzzo, i gamberi e il tonno.


L’assunzione di questi alimenti però non scongiura la carenza di iodio. Il motivo è rappresentato dal fatto che si tratta di alimenti molto spesso ricchi di bromuro e altre sostanze tossiche che possono interferire con l’assorbimento dello iodio.


Per quanto riguarda il Selenio, invece, il suo fabbisogno è di 70 mcg/die ma la dose consigliata a chi soffre di problemi alla tiroide aumenta a 100-200 mcg/die.

Quali alimenti ne sono ricchi? Noci brasiliane, tonno, halibut, sardine, carni (maiale, manzo, pollo e tacchino) e uova.



CARBOIDRATI


In caso di disturbi tiroidei, l’apporto dei carboidrati deve essere curato principalmente per due motivi:

  • I carboidrati regolano il rilascio di insulina che interagisce con il metabolismo degli ormoni tiroidei. Una concentrazione cronicamente bassa di insulina porta ad un rallentamento della produzione di T3. In altre parole, la tiroide necessita di un apporto minimo di carboidrati per funzionare correttamente e sono sconsigliate diete che prevedono una eliminazione totale di alimentati contenenti carboidrati.

  • Il secondo aspetto riguarda la correlazione tiroide-surrene. Infatti, la tiroide trae giovamento da valori fisiologici di ormoni surrenalici. Un apporto troppo basso di carboidrati mette sotto sforzo anche le ghiandole surrenali portando ad una alterazione della secrezione dei suoi ormoni.


L’ideale sarebbe confrontarsi con il proprio nutrizionista per stabilire i valori ideali di carboidrati da assumere nell’arco della giornata; tuttavia, si può considerare già un ottimo punto di partenza inserire nella propria dieta giornaliera alimenti contenenti carboidrati complessi e fibre (in questo caso preferibilmente nella prima parte della giornata e/o dopo gli allenamenti) e ridurre al minimo indispensabile l’assunzione di zuccheri semplici.

Via libera quindi ai cereali, come farro, orzo, riso, grano saraceno, quinoa, miglio.



ALIMENTI CHE POSSONO SCATENARE UNA RISPOSTA AUTO-IMMUNE


Poco fa abbiamo parlato di alimenti goitrogeni da conoscere e da tenere sotto controllo; tuttavia, esiste una serie di altri alimenti che agiscono esacerbando le risposte auto-immuni, come la tiroidite di Hashimoto e il morbo di Graves. Per questo motivo è importante conoscerli e valutarne l’adeguato apporto settimanale.


Quali sono questi alimenti? Principalmente le solanacee (pomodoro, melanzane, patate, peperoni, peperoncini rossi), le uova, il latte e i suoi derivati, la paprika, il pepe di Cayenna e i cereali glutinati. Per quanto riguarda quest’ultimi, ci sono soggetti in grado di tollerarli meglio di altri e un aiuto può arrivare anche dai processi di ammollo e fermentazione.



IL DIGIUNO


La pratica del digiuno intermittente ha dimostrato essere generalmente in grado di portare benefici alla salute; tuttavia, nell’ambito delle disfunzioni tiroidee, in linea di massima non è mai una buona idea intraprendere questa via.


Perché? È stato visto che un digiuno prolungato porta ad un rallentamento generale dell’organismo che, a sua volta, non aiuta una tiroide già in difficoltà, soprattutto in presenza di disturbi auto-immuni importanti.


Risulta quindi importante fornire costantemente all’organismo delle quantità di carboidrati, anche di piccola entità. Per questo motivo, il digiuno è sconsigliato in questo contesto.



ALIMENTI CHE POSSONO INTERFERIRE CON I FARMACI


Nella premessa di questo articolo avevo fatto riferimento alla farmacoterapia delle disfunzioni tiroidee. Resto fedele a non entrare nel merito delle tipologie di farmaci utilizzati in questo mondo, non essendo di mia competenza (bensì solo medica!), ma è utile sapere che ogni qualvolta se ne assume uno è di fondamentale importanza porre attenzione ad eventuali interazioni con sostanze che ne possono alterare l’assorbimento.


Che alimenti bisogna attenzionare in caso di assunzione di farmaci per la tiroide? In primis il caffè. Il caffè può essere consumato con la stessa frequenza di un soggetto sano, ma è consigliabile attendere almeno un’ora dall’assunzione del farmaco prima di bere una tazzina di caffè (non zuccherata eh!).

Solo i soggetti ipertiroidei o che soffrono di tachicardia, ansia, insonnia, emicrania, iperdiuresi o sofferenza surrenalica dovrebbero cercare di astenersi dal consumarlo. Terminati i sintomi è possibile provare un approccio di reintroduzione valutando inizialmente un decaffeinato o una aggiunta di sostanza grassa (come del latte).

Occorre poi porre attenzione alla soia e ai cereali contenenti molto glutine.



INTERFERENTI ENDOCRINI


In ultima analisi, vi accenno a particolari sostanze tossiche, che possiamo trovare anche negli alimenti, in grado di interferire con il funzionamento del sistema endocrino attraverso vari meccanismi. Uno dei principali bersagli di questi interferenti endocrini è proprio l’omeostasi degli ormoni tiroidei.


Le principali sostanze con cui più frequentemente entriamo in contatto sono: il bisfenolo A, il triclosano, i parabeni, gli ftalati, la diossina, i pesticidi.


Come fare per ridurre l’assunzione di queste sostanze?

Principalmente si consiglia di:

  • Acquistare frutta e verdura da agricoltura biologica, ove possibile;

  • Evitare detergenti antibatterici a base di tensioattivi aggressivi;

  • Consumare acque in bottiglie di verto e non di plastica;

  • Eliminare gli utensili in teflon;

  • Evitare cibi confezionati in barattoli di latta e favorire quelli inscatolati in barattoli di vetro.




Dr.ssa Francesca Frera, Biologa nutrizionista